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La fotografia tra lutto, riparazione e creatività Photography: Mourning, Reparation and Creativity

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Author(s): Stefano Ferrari

Journal: PsicoArt : Rivista on line di Arte e Psicologia
ISSN 2038-6184

Volume: 1;
Issue: 1;
Date: 2010;
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ABSTRACT
In questo saggio vengono analizzati i molteplici processi psichici che caratterizzano la fotografia. Essa viene considerata sia nel suo statuto fondamentale e in particolare nel rapporto con il motivo della caducità e della morte (che sancisce dunque la sua stretta relazione con il tema del lutto), sia nelle dinamiche che riguardano la psicologia di chi fotografa e di chi viene fotografato. Nel primo caso prevalgono meccanismi di difesa: la fotografia è una modalità di controllo onnipotente sulla realtà, che viene resa inoffensiva attraverso un processo di oggettivazione e di addomesticamento. Non mancano qui implicazioni di carattere aggressivo e perverso, legate soprattutto a meccanismi di identificazione introiettiva. Nel secondo caso colui che viene fotografato subisce dunque una trasformazione da soggetto a oggetto: secondo le parole di Roland Barthes, egli vive “una microesperienza della morte” che dà luogo a evidenti effetti di “perturbante”. Nel testo vengono inoltre analizzati alcuni meccanismi di fruizione che intervengono quando si osservano le fotografie; ma in particolare vengono considerati i processi psichici che si attivano nel momento in cui il soggetto è indotto a scegliere una sua propria fotografia. Quest’ultimo aspetto fa già parte della psicologia dell’autoritratto fotografico, a cui viene dedicata l’ultima parte del saggio.This essay analyzes the many psychological processes that characterize photography. It is considered both in its essential dimension and in particular in relation with the pattern of transience and death (which so establishes its close relationship with the theme of mourning), and in the dynamics that affect the emoziona reactions of those who photograph and of those who are photographed. In the first case defense mechanisms are prevalent: photography is a form of omnipotent control over reality, that is rendered harmless by a process of objectification and domestication. There are here aggressive and perverse implications, especially related to introjective identification mechanisms. In the second case, the one who is photographed undergoes a transformation from subject to object: in the words of Roland Barthes, he lives a "little experience of death" which leads to strong effects of "uncanny". The text also highlights some of the mechanisms of enjoyment involved when we are looking at photographs, but in particular, the author considers the mental processes that are activated when a person is induced to choose his/her own picture. This last aspect is already part of the psychology of the self-portrait, to which is devoted the last part of the text.
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