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Modelli di valutazione ambientale per i Bovidi (<em>Capra ibex</em>, <em>Rupicapra rupicapra</em>) e i Cervidi (<em>Capreolus capreolus</em>, <em>Cervus elaphus</em>) nel Parco Nazionale del Gran Paradiso

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Author(s): C. Oppio | N. Gilio | Lucia Pompilio | R. Viterbi | Bruno Bassano | Alberto Meriggi

Journal: Hystrix : the Italian Journal of Mammalogy
ISSN 0394-1914

Volume: 14;
Date: 2003;
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ABSTRACT
La conservazione delle popolazioni di stambecco ha grande rilevanza a livello italiano ed europeo, a causa della distribuzione concentrata in poche aree, mentre le consistenti popolazioni di camoscio hanno importanza economica e gestionale. L?espansione dell?areale di distribuzione dei cervidi in territorio alpino, è un fenomeno ormai consolidato e legato all?abbandono dei territori collinari e montani ma anche alle reintroduzioni e alle azioni di tutela nei confronti delle specie. I modelli d?idoneità ambientale rappresentano un efficace strumento per il confronto a livello qualitativo (numero di specie) e quantitativo (abbondanza delle popolazioni) tra l?attuale popolamento faunistico dei territori alpini e la loro situazione potenziale. Il Parco Nazionale del Gran Paradiso si estende per oltre 700 km² sul territorio di Piemonte e di Valle d?Aosta; gli affioramenti rocciosi ne occupano il 37.0%, la vegetazione rada il 20.1% e le praterie sommitali e le brughiere il 17.3%. L?analisi ambientale del Parco è stata effettuata mediante Arcview 3.2 per Windows misurando il valore di 20 variabili ambientali (Corine Land Cover III Liv.), 27 fisiche (DTM) e 17 di complessità paesaggistica in 2925 Unità Campione di 0,5 km di lato. Per la formulazione dei modelli relativi alla distribuzione (presenza/assenza) dello stambecco sono stati utilizzati i dati dei censimenti (1999) effettuati nel Parco; per il camoscio ed il capriolo sono stati utilizzati i dati rilevati nelle province di Vercelli e Biella (1997) e in quella di Verbania (1999), mentre per il cervo sono stati utilizzati quelli relativi alla sola provincia di Verbania (1999). I modelli sono stati formulati mediante Analisi di Funzione Discriminante (Magnusson, 1983; Massolo & Meriggi, 1995) e Analisi di Regressione Logistica (Norusis, 1994). Per lo stambecco i dati sono stati suddivisi in due sets, di cui uno utilizzato per la formulazione del modello e l?altro per la sua validazione. Mediante un test del chi-quadrato sono state confrontate le percentuali di casi classificati nei due sets. Per le altre specie i modelli formulati sono stati applicati al territorio del parco e la validità dei modelli è stata valutata dalla percentuale di casi originali riclassificati correttamente. Per i bovidi il modello a maggior capacità predittiva è stato quello discriminante (classificazioni corrette: 73.0% per stambecco e 82.8% per camoscio). La non significatività del test Χ² (P=0.470) indica che non esistono differenze significative tra la distribuzione reale dello stambecco e quella ottenuta dal modello. L'81.1% del territorio del Parco è idoneo al camoscio alpino e l'area vocata include il 93.6% del territorio realmente occupato dalla specie. Per il capriolo il modello logistico è stato quello a maggior capacità predittiva (88.1% dei casi originali classificati correttamente), individuando il 50.7% del territorio realmente occupato dalla specie. Anche per il cervo quello logistico è preferibile per la maggiore percentuale di casi totali classificati correttamente (AFD: 74.9%; ARL: 76.0%).
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