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Notes on the Leonardo Case Note sul caso Leonardo

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Author(s): Alessandro Serra

Journal: PsicoArt : Rivista on line di Arte e Psicologia
ISSN 2038-6184

Volume: 1;
Issue: 1;
Date: 2011;
Original page

ABSTRACT
Conceived as the first part of an unpublished broader study, this brief essay by Alessandro Serra analyzes different reactions towards one of Freud’s most famous works: "Leonardo da Vinci and a Memory of His Childhood" (1910). From Ernst Kris to Meyer Schapiro, psychoanalysts, psychologists and art historians agreed to reject the general conclusions of Freud’s essay, yet saving its theoretic assumptions. In fact, Freud’s work would remain an important part of author’s opera only because it represents the first time in which the “pulsion theory” appeared and the concept of “sublimation” is completely developed. But for Serra this is not enough. The author quotes a long passage from Freud’s paper, highlighting the historical and critical influences that contributed to its realisation. He dwells upon the famous mistranslation, which transforms Leonardo’s ‘kite’ into Freud’s ‘vulture’, and reviews Jung’s and the Protestant minister Pfister’s positions (mentioning also that of Christensen, who in a paper published in the influential “Psychoanalytic Review” in 1944 even talks about Leonardo’s eagle). In this way, while emphasizing the sequence of errors in this specific case, Serra reaffirms the importance of the psychoanalytic contribution – and in particular the “psychobiographical” one – for a flexible comprehension of the act of making art, which in the words of Merleau-Ponty which conclude the essay, is understood as an interpretation of the “exchange between the future and the past”.Questo breve scritto di Alessandro Serra, concepito come contributo iniziale per uno studio più ampio – che sfortunatamente non ha mai visto la luce – analizza in maniera sintetica le diverse reazioni suscitate da uno dei più celebri scritti freudiani: Un ricordo di infanzia di Leonardo da Vinci (1910). Dalla riluttanza di Ernst Kris fino all’importante testo di Meyer Schapiro, analisti, psicologi e storici dell’arte si sono ritrovati d’accordo nel respingere le conclusioni generali di questo saggio, salvando le premesse teoriche sulle quali si fonda: lo scritto freudiano rimarrebbe infatti un testo importante nella bibliografia dell’autore solo poiché in esso si delinea per la prima volta una “teoria delle pulsioni” e si formula in maniera compiuta il concetto di “sublimazione” . Ma per Serra questo non è sufficiente. L’Autore riporta un lungo passo dello scritto freudiano, mettendo in luce le influenze storico-critiche che hanno portato alla sua realizzazione; si sofferma poi sul noto errore di traduzione, che trasforma il nibbio di Leonardo nell’avvoltoio di Freud; passa in rassegna le posizioni di Jung e del pastore Pfister (fino a menzionare quella di Christensen, che nel 1944, in uno scritto apparso sull’autorevole “Psychoanalytic Review”, parla addirittura della “aquila di Leonardo”). Così facendo, mentre sottolinea la sequenza di errori presenti nel caso specifico, Serra ribadisce l’importanza del contributo psicoanalitico – e in particolare “psicobiografico” – per una comprensione flessibile del fare artistico, intesa, secondo le parole di Merleau-Ponty che fanno da chiusa al testo, come interpretazione dello “scambio tra avvenire e passato”.
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