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Sottoscrizioni autografe nelle più antiche carte del monastero di S. Liberatore alla Maiella. Contributo alla storia del rapporto tra scrittura e alfabetismo in Abruzzo nel secolo X Autograph subscriptions in the oldest cards of the monastery of S. Liberatore of the Maiella. A contribution to the history of the relationship between writing and literacy in Abruzzo in 10th Century

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Author(s): Mariano Dell'Omo

Journal: Reti Medievali Rivista
ISSN 1593-2214

Volume: 6;
Issue: 1;
Date: 2005;
Original page

Keywords: Middle Ages | 10th Century | Abruzzo | Monastery | Writing | Literacy

ABSTRACT
Il saggio che si propone di contribuire alla storia delle relazioni tra scrittura e alfabetismo in Abruzzo nel secolo X, deriva da una sezione (pp. CXLI-CLXX) della “Introduzione storica, paleografica e archivistica” al volume pubblicato dall’autore nel 2003. L’immediato contesto geo-monastico è quello di S. Liberatore alla Maiella, la più grande delle dipendenze di Montecassino in Abruzzo, e una delle prepositure più notevoli tra le circa sessanta che appartennero al monastero cassinese nell’Italia centro-meridionale. L’obiettivo più generale è quello di far conoscere l’intero fondo archivistico di S. Liberatore, sia quello di età medievale con il citato volume, sia quello di età moderna con il successivo, apparso nel 2006. Questa specifica serie dell’Archivio cassinese, gravitante intorno a S. Liberatore ma relativa anche ad altri centri monastici minori di area abruzzese, e che occupa oggi le capsule da XCIX a CIV, racchiude complessivamente 801 documenti.Tra questi se ne annoverano alcuni particolarmente noti agli studiosi – specialmente dopo i lavori di Enrico Carusi (1929, 1932) e Herbert Bloch (1986) –, come il “Memoratorium” dell’abate Bertario († 883) e il “Commemoratorium” – inventario testamentario – del preposito maiellese, poi abate di Montecassino Teobaldo († 1035/1037). Alcuni hanno riservato interessanti scoperte, come l’attuale caps. XCIX, fasc. I, n. 4, una carta del luglio 936, che racchiude la più antica sottoscrizione autografa (“Ego qui supra Arechisi iudex”) di Arechi, giudice della città di Capua, lo stesso che sottoscrisse il celeberrimo placito del 960, prima testimonianza ufficiale di volgare italiano. Altri costituiscono un nucleo di documenti omogenei (nn. 7, 8, 9, 10, 12, 13) la cui edizione integrale ha offerto finalmente in modo completo la più antica collezione di contratti agrari di Montecassino (dal 950 al 984), specialmente sotto forma di livelli (generalmente ventinovennali), i più diffusi per la conduzione di terre in ambito cassinese, aventi carattere di locazione con il corrispettivo di un canone proporzionato al terreno. Su questo ordito storico e documentario si intesse il profilo paleografico illustrato dal presente saggio, circa il significato che le più antiche carte (sec. X) di S. Liberatore rivestono per la storia del rapporto tra scrittura e alfabetismo in Abruzzo, grazie alle sottoscrizioni autografe di coloro che prendono parte all’atto soprattutto come testimoni, ma anche in certi casi come autori dell’atto stesso. L’esame di 33 documenti editi – escluso il n. 1, non genuino –, datati tra il 935 e il 1000, ha fatto emergere un totale di 104 sottoscrizioni autografe in originale, e 7 in copia. Notevole è il numero di sottoscrittori laici (69) rispetto agli ecclesiastici (18). Gli scriventi laici fanno uso in grandissima parte della minuscola: elementare di base (15), tra l’elementare di base e l’usuale (23), usuale (25), e solo in rari casi della beneventana usuale (6). Prevalente invece tra gli ecclesiastici (tutti di area cassinese o della Longobardia meridionale) la beneventana: usuale (10) o libraria (2); i restanti ecclesiastici, censiti in area abruzzese, sottoscrivono in minuscola: tra l’elementare di base e l’usuale (1), e usuale (3). Dall’analisi paleografica delle carte analizzate scaturiscono le seguenti conclusioni: sono presenti due distinti ambiti culturali, l’uno riflesso della Longobardia meridionale, l’altro di derivazione locale in cui si fa uso di una minuscola che rinvia ad una educazione grafica di base se non rudimentale. È da registrare quindi l’esistenza di una fascia di soggetti ai quali è consueta la pratica della scrittura di cui riconosce anche il valore simbolico, ad esempio nel caso di personalizzazione del “signum crucis”; d’altra parte, l’uso della beneventana, tipica del territorio al quale apparteneva Montecassino, appare riservato a una minoranza di provenienza ecclesiastica.The essay that aims to contribute to the history of relations between writing and literacy in Abruzzo in the 10th century, comes from a section (pp. CLXII-CLXX) of the “Historical, Palaeographical and Codicological Introduction” to the volume published by the author in 2003. The immediate geo-monastic context is that of S. Liberatore alla Maiella, the biggest of the “cellae” of Montecassino in Abruzzo, and one of the most remarkable among the about sixty dependencies called “prepositurae”, belonging to the cassinese monastery in the south-central Italy. The general objective is to make known the entire archive group of S. Liberatore, both that of medieval age in the cited volume, and that of modern age in the following, which appeared in 2006. This specific series of the cassinese archives, gravitating towards S. Liberatore but relating also to other minor monastic centres of the Abruzzo and today preserved in the capsules XCVIII-CIV, contains a total of 801 documents. Among these there are some particularly known to the researchers, especially after the contributions of Enrico Carusi (1929, 1932) and Herbert Bloch (1986), as the “Memoratorium” of abbot Bertharius († 883) and the “Commemoratorium” – testamentary inventory – of the prior of S. Liberatore, then abbot of Montecassino Theobald († 1035/1037). Some documents have preserved interesting discoveries, as the current caps. XCVIII, fasc. I, no. 4, a charter of July 936, which encloses the oldest autographical signature (“Ego qui supra Arechisi”) by Arechis, judge of Capua, the same person who underwrote the Placitum dated 960, the first official testimony of the Italian vernacular. Others constitute a homogeneous group of charters (Nos. 7, 8, 9, 10, 12, 13), whose complete edition offered finally the oldest complete collection of agrarian contracts of Montecassino (from 950 to 984), especially in the form of emphyteusis – “livelli” – (generally for a term of twenty-nine years), the most widely used for the management of land in the cassinese sphere, having the character of a lease with the compensation of a fee proportionate to the land. On this historical and documentary plot, is interwoven the palaeographical profile, whose subject is the significance of the older charters (10th cent.) of S. Liberatore for the history of the relations between writing and literacy in Abruzzo, profile based upon the signatures of the witnesses, but also in certain cases of the authors of the document. The investigation concerning 33 documents edited – except no. 1 (forgery) –, dated between 935 and 1000, shows a total of 104 signatures in the original, and 7 in the copy. Remarkable is the number of lay subscribers (69) compared to ecclesiastic (18). The lay writers use in large part the basic minuscule: basic elementary (15), between the elementary and the usual (23), usual (25), and only in rare cases usual beneventan (6). Prevalent among the ecclesiastics (all belonging to the cassinese area or South Longobardia) the Beneventan script: usual (10) or book hand (2); the remaining ecclesiastics from Abruzzo, sign in minuscule: between the basic elementary and the usual (1), and usual (3). From the palaeographical analysis springs the following conclusions: there are two distinct cultural areas: one is a reflection of the South Longobardia, the other derives from local area in which the writers use a minuscule mirroring a basic graphic education if not rudimentary. So it is to record the existence of a range of subjects whose writing was ordinary but which also recognized the symbolic value, as in the case of the personalized “signum crucis”; on the other hand, the use of the Beneventan script, typical of the territory to which belonged Montecassino, appears to be reserved for a minority of ecclesiastical origin.
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