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Amando un boss: la psicologia mafiosa attraverso la voce di un “amante di Cosa Nostra”

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Author(s): Antonino Giorgi | Roberta Lampasona

Journal: Narrare i Gruppi
ISSN 2281-8960

Volume: 1;
Issue: anno VIII;
Start page: 79;
Date: 2013;
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Keywords: gruppoanalisi soggettuale | psichismo mafioso | amante

ABSTRACT
1. Gruppoanalisi e psichismo mafiosoIl modello gruppoanalitico, proprio perché consente di dare valore agli accadimenti individuali in relazione al più ampio e complesso contesto culturale, fornisce una chiave di lettura adeguata per lo studio di un fenomeno oggi riconosciuto come culturale, come vero e proprio tema antropo/socio/psicologico che regola le relazioni del soggetto non solo al livello intrapsichico, ma anche al livello interpsichico (Lo Verso, Federico, Lo Coco, 1999).La mafia siciliana, infatti, non coinciderebbe con la sola mera organizzazione criminale: è anche un fenomeno psicologico, una efficace manipolazione e deformazione dei codici culturali tradizionali siciliani, esasperazione dei modelli familiari, da quello protettivo a quello punitivo, identificabili rispettivamente nel codice materno e nel codice paterno (Di Maria, 1998).La gruppoanalisi, a tal proposito, considera fondante e fondamentale per la vita psi-chica il ruolo esercitato dalla famiglia. Essa è intesa non soltanto come un insieme di relazioni tra persone e tra regole e ruoli. Ma soprattutto come ambiente psicologico, come matrice di pensiero (Pontalti, Menarini, 1985): l’identità personale viene a defi-nirsi come un processo complesso ed inconscio di mentalizzazione e introiezione degli strumenti di pensiero dell’organizzazione antropologica di cui fa parte (Fiore, 1997).Alla base dello sviluppo della personalità di un individuo si colloca il tema della saturazione/insaturazione della matrice familiare (Napolitani, 1987), la quale, a seconda della qualità in cui si trova, consente o inibisce la possibilità di dare nuovo valore al presente che si vuole trasformare. La condizione necessaria affinché si generi il processo simbolico trasformativo, è rappresentata dalla presenza di una matrice familiare insatura, vale a dire una famiglia in grado di offrire all’individuo sia strumenti di conoscenza, che propri spazi di pensiero autonomo, soggettivo, sulla realtà che lo circonda. Questa caratteristica familiare permette quindi di dare valore all’ignoto, al nuovo e quindi di sperimentare/trasformare la realtà in maniera unica e originale. Viceversa, la presenza di una matrice familiare satura non permette all’individuo di pensarsi diverso dalla matrice familiare medesima causando una predominanza fantasmatica del passato che rende molto instabili i confini fra mondo interno e pensiero familiare (Nucara, Pontalti, Menarini, 1995).Questa specifica matrice impedisce il processo d’individuazione perché inibisce la potenziale capacità insita nel soggetto a produrre simboli e la mente umana diventa così incapace di trasformare il pensiero familiare.In queste condizioni, le organizzazioni altre sono difficili da pensare e quindi da co-struire perché il Noi è solo Noi-famiglia. L’unica relazione possibile è quella duale, d’accudimento, tipica della cultura materna. Il consolidamento del pensiero sulla famiglia come sola organizzazione sociale in grado d’offrire protezione rende quindi molto difficile l’esistenza del Noi-sociale.
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