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Finzione E Ambiguità

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Author(s): Wafaa Mohamed Hussein

Journal: Philology
ISSN 1687-4242

Volume: 58;
Issue: 2;
Date: 2012;
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ABSTRACT
Antonio Tabucchi è uno scrittore insonne, solleticato dalla notte e dalle ombre, attirato da spirali frammentate di immagini, sogni, viaggi e persone, il nostro percorso tende ad indicare una possibile chiave di lettura di quest’autore con l’ausilio di due temi: mistero e notte.Tabucchi ha un senso innato del tempo che è nascosto dentro le cose; degli eventi che tornano e si ripetono; e della parola ultima, che deve chiudere il racconto, gettando ogni cosa nel nulla. Ma è anche un narratore moderno, sa che nelle cose e nei pensieri, c’è un vuoto, un’assenza. Scrivere un racconto per lui significa esprimere questo vuoto senza colmarlo mai. Per questo in tutto quello che Tabucchi narra, c’è un’omissione, o una rete di omissioni, che getta una luce enigmatica sull’apparente pienezza degli eventi.Emblematico ed esplicativo per la nostra ricerca è Notturno indiano, che a nostro avviso, è uno dei testi più riusciti di Tabucchi.È la storia di una ricerca, e più esattamente della ricerca di sé. Ma, anche, la rivelazione di una condizione di estranietà da se stesso, alla scoperta di un altro sé, sparso nei territori dell'inappartenenza. Non è un caso che questo Notturno vaghi alla ricerca di un "Ombra", soprattutto se si pensa al valore simbolico che l'ombra riveste in tanta letteratura. Come suggerisce Rankè il nostro doppio, ma soprattutto la nostra anima, quella matassa di fili che misteriosi ed enigmatici si intrecciano confondendoci e, che pur cercando di dipanare, resteranno sempre le mille facce di una stessa medaglia.

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