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Sequestrati dalla vendetta: “rimanere chiusi fuori dall’oggetto”

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Author(s): Rosa Lo Baido | Sabina La Grutta | Marie Di Blasi

Journal: Narrare i Gruppi
ISSN 2281-8960

Volume: 1;
Issue: anno VIII;
Start page: 91;
Date: 2013;
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Keywords: mafia | psicoterapia | gruppo | vendetta | identità | resistenza | cambiamento

ABSTRACT
1. Premessa«La città di Palermo è, culturalmente parlando, un arcipelago, non solo su un piano, ma su diversi piani, con il risultato di una struttura un po’ mostruosa ed assurda, dove coesistono con disin-voltura isole culturali elevatissime e isole culturali a bassissimo livello, come quello di tipo criminale, la mafia. C’è questo galleggiare, questo fluttuare di isole nell’arcipelago mostruoso a cui si aggiunge la frammentazione della storia che costituisce l’unico sfondo in cui ci muoviamo. […]. L’abitante di una città come Palermo (tante volte occupata, violentata) vive in una precarietà identitaria mista al senti-mento di sovraimpressioni (contaminazioni) successive che lo pongono tendenzialmente in una posizione difensiva di stile paranoicale» (Corrao, 1998).Le riflessioni che seguono affondano le loro radici in una terra come la Sicilia e in un lavoro speciale come quello di psicoterapeuta.Il dibattito sulle origini della fenomenologia mafiosa ha tenuto e tiene impegnati molti saperi nel tentativo di rendere comprensibile “quell’indicibile”: ricercare il filo che lega i siciliani alla mafia non restringendo la dimensione mafiosa al solo comportamento criminale degli uomini di Cosa Nostra. In Sicilia lo psicoterapeuta al lavoro, durante l’ascolto quotidiano, dal suo osservatorio privilegiato e con il suo equipaggiamento, si trova ad incrociare temi come la sfiducia cronica nelle istituzioni e nello Stato, la Mafia, i crimini di Cosa Nostra. Temi che costituiscono il pre-testo e che vanno ricondotti ad alcuni territori di un nucleo complesso di affetti come diffidenza, vendetta, rancore. In ogni caso, pur tenendo conto di una realtà esterna, peraltro ingombrante, la relazione terapeutica riconosce il suo potere nella sottrazione degli individui ai fatti della realtà con lo scopo di occuparsi di un’altra realtà, una realtà interna, soggettiva, inconscia. I fatti dell’esistenza sono indagati per trovare il loro senso, al di là di essi, nella storia e nel mondo interno dei soggetti. Diversamente, l’attenzione posta sugli eventi della realtà esterna rischierebbe di tra-sformare la relazione terapeutica in una comune esperienza che si svolge sul piano della coscienza. Ciò accade sia che il terapeuta si trovi nel suo studio con i suoi pazienti sia che, lavori nelle istituzioni, ospedale o scuola, in assetto individuale o di gruppo. Alcuni brevi frammenti clinici permettono di effettuare, attraverso un ordito di sostituzioni, proiezioni, razionalizzazioni, falsi nessi, queste operazioni di disinganno, rottura e scomposizione. Giusto spiega che in città, ZEN significa la pericolosità intrinseca degli abitanti: ZONA ELEMENTI NOCIVI.Tommaso: «Io, Aldo e Luigi siamo stati portati in questura per dodici ore, non avevamo fatto niente, passeggiavamo per via Libertà, sono stati segnalati dei furti e subito ci hanno portato in questura per l’identificazione».Aldo: «Ma voi qualcosina la fate!».Luigi: «Ma dobbiamo lavorare, oppure no! Lavoro non se ne trova. Appena vedono da dove veniamo arriva la polizia. Se mi dicono qualche cosa per i CD li prendo a legnate soprattutto se non mostrano il tesserino della polizia. I CD sono l’unica cosa che mi hanno trovato. Avevo un lavoro pulito: suonavo in un locale notturno a Palermo. Poi si sono accorti che sono minorenne e ovviamente mi hanno buttato fuori. Ma sono stati i controlli della polizia a fargliene accorgere che ero minorenne, prima manco documenti mi avevano chiesto».Rina: «La polizia è arrogante».Aldo: «Due anni fa gliela abbiamo fatta passare l’arroganza. Li abbiamo attirati dentro il quartiere, ci siamo appostati sui tetti e li abbiamo bersagliati di balatoni sulle macchine». Luigi: «Ora nemmeno entrano più nel quartiere. Non si fanno più vedere».[…]
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Tango Rapperswil
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